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September 08 Per chi ricorda la serata della veglia del venerdì sera del camposcuola, riporto qui il brano a cui mi sono ispirata...
Questa notte ho fatto
un sogno,
ho sognato che ho camminato sulla sabbia
accompagnato dal Signore
e sullo schermo della notte erano proiettati
tutti i giorni della mia vita.
Ho guardato indietro e ho visto che
ad ogni giorno della mia vita,
apparivano due orme sulla sabbia:
una mia e una del Signore.
Così sono andato avanti, finché
tutti i miei giorni si esaurirono.
Allora mi fermai guardando indietro,
notando che in certi punti
c'era solo un'orma...
Questi posti coincidevano con i giorni
più difficili della mia vita;
i giorni di maggior angustia,
di maggiore paura e di maggior dolore.
Ho domandato, allora:
"Signore, Tu avevi detto che saresti stato con me
in tutti i giorni della mia vita,
ed io ho accettato di vivere con te,
perché mi hai lasciato solo proprio nei momenti
più difficili?".
Ed il Signore rispose:
"Figlio mio, Io ti amo e ti dissi che sarei stato
con te
e che non ti avrei lasciato solo
neppure per un attimo:
i giorni in cui tu hai visto solo un'orma
sulla sabbia,
sono stati i giorni in cui ti ho portato in braccio".
~ Margaret Fishback Powers ~
Che Dio mi conceda la serenità
di accettare le cose che non posso cambiare,
il coraggio di cambiare quelle che posso cambiare,
e la saggezza di distinguere tra le due.
Vivere giorno per giorno,
godersi un momento per volta,
accettare le avversità come una via verso la pace,
prendere, come Lui fece,
questo mondo corrotto
per quello che è,non per quello che vorrei,
confidare che Lui sistemerà tutto
se mi abbandonerò alla Sua volontà.
Che io possa essere
ragionevolmente felice in questa vita
e sommamente felice accanto a Lui
nella prossima, per sempre.
Reinhold Niebuhr August 29 18 agosto - 23 agosto
Sono stati 5 giorni stupendi!!
5 giorni di divertimento, di condivisione, di amicizia e di preghiera.
Ho messo qualche foto del camposcuola, così per farvi vedere i momenti di gioco che ci sono stati.
Ringrazio tutti i ragazzi e i colleghi di animazione perchè mi sono davvero divertita e ho conosciuto delle nuove persone davvero stupende!! Inoltre ho potuto approfondire le "vecchie" amicizie...
Grazie grazie grazie grazie grazie!!!!
August 11 Ricordo ancora bene l'esperienza che ho fatto insieme ad alcuni giovani di Casaleone un sabato sera con la Ronda della Carità.
Esperienza davvero bella, toccante e parecchio triste...
Triste per le condizioni in cui vivono certe persone, triste perchè la solitudine ti spegne dentro, triste perchè il mondo non è come dovrebbe essere!!
Non sono tutti cattivi! Non sono tutti dei delinquenti! Non sono fortunati come noi!
Per questo ogni giorno ringrazio il Signore!! Perchè sono stata fortunata!! E chiedo a Lui che tolga un po' della mia fortuna e la dia a loro!
A quelli che non hanno più luce negli occhi..
A quelli che non hanno famiglia, casa, vestiti, cibo, lavoro...
A quelli che sono costretti a stare da soli perchè il mondo non li accetta...
A quelli che si sforzano e che ce la mettono tutta per riemeregere ma che, purtroppo, hanno contro il destino.
"La peggiore malattia oggi e’ il non sentirsi desiderati ne’ amati, il sentirsi abbandonati. Vi sono molte persone al mondo che muoiono di fame, ma un numero ancora maggiore muore per mancanza d’amore. Ognuno ha bisogno di amore. Ognuno deve sapere di essere desiderato, di essere amato, e di essere importante per Dio. Vi e’ fame d’amore, e vi e’ fame di Dio." (Madre Teresa di Calcutta)
Dal quotidiano "L'arena" di Lunedì 11/08/2008
LA CITTÀ SOLIDALE. Sette giorni su sette la Ronda della Carità percorre le strade cittadine per portare conforto e assistenza materiale ai moderni clochard
L’altro esercito della Verona di notte RINO ALLEGRO di Anna Zegarelli
C’è un altro esercito e un’altra Verona la notte. Le vie della città, ogni anfratto, sono battuti dai volontari della Ronda, l’associazione che da 12 anni porta un pasto, vestiario e aiuto a chi è costretto a fare del cielo un tetto. Sette giorni su sette impiegati, studenti, professionisti, decidono di dedicare del tempo a chi non conosce più il significato di questo concetto: «Dopo due giorni di strada, non ti rendi più conto se sei vivo o morto», assicurano i clochard dell’era moderna. I NUOVI CLOCHARD. Sono tunisini marocchini, polacchi che hanno perso il lavoro e non possono rientrare in patria. Ma sono anche giovanissimi italiani tossicodipendenti. A distinguerli dalla gente comune non è di certo l’abbigliamento, quello è alla moda, bensì lo sguardo. E la rabbia che non trattengono verso la vita che - raccontano - ha negato ad ognuno di loro sogni, aspirazioni, fantasie. «Sì, è cambiata la nostra città», ammette il vicepresidente della Ronda, Rino Allegro, «ma non per la violenza. Quella non è dettata da queste persone: qui al massimo sono disgraziati costretti a lavorare in nero e vivere all’aperto perché non hanno la garanzia di uno stipendio tutti i mesi». I VOLONTARI. Con i giovanissimi volontari Francesco, 22 anni, Mattia 19 e Marco ex manager, a offrire pasta al pomodoro, tè e acqua c’è anche l’assessore alle politiche sociali della Regione, Stefano Valdegamberi. La sua presenza nasce dalla curiosità: in questi giorni la Giunta regionale ha stanziato nuovi fondi per il Banco Alimentare. «Volevo vedere di persona dove finiscono i contributi erogati alle varie associazioni. E soprattutto volevo sapere se davvero c’è chi soffre la fame», afferma. Per lui è stato uno choc sapere che al rifugio della Fiera, dove la Ronda offre il pasto e permette a quaranta persone massimo di cenare seduti, ci arrivano anche coppie di pensionati veronesi. Gli «Amici di Bernardo» - questo è il secondo nome della Ronda, a ricordo del barbone morto di freddo nel ’95 - sanno che ci sono persone, non necessariamente straniere, che non ce la fanno più. LA FAME. Dalla sede di via Silvestrini, partono a settimana 80 pacchi di cibo destinati ad altrettante famiglie veronesi. Contengono pasta, olio, zucchero, sale, tonno. Giusto per sopravvivere. Come fanno i clochard del duemila che nel piazzale del cimitero, lontano dagli occhi dei veronesi che non tollerano la loro presenza, aspettano i volontari della Ronda per mangiare un piatto di pasta e scambiare quattro parole. L’altra sera erano una ventina. Sono arrivati in sella alle biciclette, altri erano già lì, seduti nelle aiuole o che stanchi cercavano di prendere sonno. Pochi erano quelli che erano riusciti a trovare un letto vero e proprio dove passare la notte. Tra i volontari e questi uomini era evidente un legame sincero, fatto di rispetto. Bastava un’occhiata ai giovani della Ronda per capire chi aveva bisogno di un paio di scarpe, di una camicia. Di cibo in più perché la fame era davvero forte. «I militari a noi non fanno paura», dice un marocchino, «io sono già morto sulla strada due mesi fa». L’assessore lo guarda. Anche i politici piangono, verrebbe da dire. Ma sarebbe troppo scontato. LA STORIA. Mohammed, scalpellino marocchino, ha studiato architettura, è un operaio specializzato, gira con in borsa il curriculum vitae. E’ arrivato da Palermo due mesi fa. «Avevo concluso il mio contratto in Sicilia e così mi avevano indicato alcune aziende veronesi», racconta in perfetto italiano, «sono arrivato qui convinto di lavorare subito e invece ho trovato solo occupazioni occasionali, spesso in nero. Temo di cambiare, la strada dopo due soli giorni ti fa diventare un bastardo. Io non voglio, ho una dignità. Ho un figlio di 12 anni che amo. E una moglie, molto bella. Mi mancano. Sono venuto qui per loro, nel mio villaggio il lavoro era poco, non soddisfaceva le esigenze della mia famiglia. Ma io non perdo le speranze. Ce la farò». Sorride, saluta i compagni di sventura e scappa a dormire. Il furgone della Ronda con i suoi volontari si rimette in moto e si sposta. Allegro, è in contatto con gli altri due mezzi che girano altri angoli della città, altre zone. Scopriamo così che gli «angeli», così abbiamo deciso di battezzarli, è preferibile non indossino il giubbetto giallo con la scritta «Ronda», nel centro storico: i residenti sono infastiditi dall’idea che nei loro interrati o sul marciapiedi d’entrata possa passare la notte un senza tetto. Un ragazzo dai capelli lunghi e dal viso paffuto si prende un panino e da bere, poi con un amico si ferma a parlare. «Mi drogo, mia mamma mi ha sbattuto fuori di casa. Mio papà è morto», racconta quasi fosse la normalità vivere di stenti e iniettarsi eroina. Il suo amico è di Sona. Anche lui non va d’accordo in famiglia. Con gli immigrati senza lavoro fanno parte di quella Verona che nessuno vuole vedere. Ma c’è, è nell’ombra. Esiste.
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